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giovedì 16 settembre 2010

Ridurre il problema a un gioco

Foto: I'm Daleth.
Un cittadino ateniese, al vedere
Esopo in una frotta di ragazzi
giocare a noci, si fermò di botto
e rise come se vedesse un folle.
Più maestro che vittima del riso
intese il vecchio, e piazzò sulla via
un arco con il nervo rallentato:
"Orsù , o sapiente, interpreta il mio gesto",
disse. Si fece gente. Quello pensa,
suda, ma non fa luce sull'enigma,
finché s'arrende. E il saggio vittorioso:
"L'arco si spezza se sta sempre teso,
se lo rallenti è pronto al tuo volere".
Così l'anima deve anche giocare
per essere più valida al pensiero.
Fedro, Favole.


L'anima deve essere flessibile come un arco. Perché se è sempre tesa si spezza. Per questo motivo deve poter giocare. Il cittadino ateniese ritiene folle Esopo che gioca con dei ragazzi. Così facendo però deride chi in realtà è più saggio di lui perché senza gioco non c'è flessibilità del pensiero. Non dobbiamo, allora, aver paura del gioco perché esso non è che una riduzione della complessità che ci rende più semplice la soluzione dei problemi. Quante volte invece abbiamo la pretesa che il nostro problema non possa esser ridotto in un quadro più semplice? E' un grande errore perché se non lo riduciamo a un gioco non avremo l'elasticità mentale necessaria per risolverlo. 

lunedì 2 agosto 2010

Il paese e il gioco delle fiabe

Che cosa fanno i problem teller in vacanza? Vanno alla ricerca di storie e fiabe. Magari vanno a Rocchetta Nervina, in Val Nervia (Liguria) per il Festival delle Fiabe che vi si tiene dal 15 al 20 agosto. Leggiamo infatti su Teatro.org:
Per tre giorni, tutto il paese è coinvolto nella preparazione e nella rappresentazione di una fiaba classica: da Alice nel Paese delle Meraviglie, a Peter Pan, a, come quest’anno la Bella e la Bestia. Un appuntamento tra gioco e cultura che ha finora ottenuto un ottimo successo di pubblico e che fa del paese un polo di attrazione nell’entroterra del ponente ligure. La fiaba di quest’anno, adattamento realizzato da Maria Grazia Tirasso della celebre storia scritta da Madame de Beaumont racconta di un giovane principe che vive in uno splendido castello e che una notte gelida si rifiuta di offrire rifugio a una vecchia mendicante. La donna è in realtà una fata, che non esita a vendicarsi trasformandolo in un orrido essere dal corpo umano e dal volto di un animale.
La fiaba è uno dei migliori strumenti per il problem solver. Non tanto per il suo fine moralistico che, a differenza delle favole, è anzi piuttosto ridotto. Ma piuttosto grazie al suo impiego di avvenimenti e personaggi fantastici come streghe, orchi, giganti, fate, animali inesistenti nutre la mente di direzioni e possibilità altrimenti impensabili. E' come lo zucchero (semplice) che nutre il cervello. Si pensi a Il vestito dell'imperatore dove solo un bambino riesce a smascherare l'inganno dei vestiti inesistenti o al lupo di Cappuccetto rosso che s'industria così bene per divorare la nonna e la sua nipote. Nel momento stesso in cui un'avventura, un pensiero, una decisione o un qualunque elemento narrativo viene pensato facciamo un viaggio nel mondo del pensiero laterale da un lato e in quello fantastico e illusionistico dall'altro. In tal modo non ci allontaniamo dalla realtà, tutt'altro: ne ampliamo lo spettro e pensiamo l'impossibile. Il tutto con gioco, con diletto, con divertimento che moltiplicano le nostre capacità di apprendimento: non solo quelle dei bambini. Ecco perché chiudo questo post consigliandovi il giocafiabe: un sito web dove potete leggere tante fiabe, molte delle quali sono state inventate dagli utenti stessi. Che aspettate? Inventate voi stessi la vostra fiaba: vi divertirete ancora di più e non è così difficile.